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da 07.07.2002
a 13.07.2002
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XXI SETTIMANA BIBLICA
"Se qualcuno mi ama, custodirà la mia parola; il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Giovanni 14.23)
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La nozione di “credere” in Giovanni esprime un contenuto denso e ricco. È uno dei termini più importanti del quarto vangelo. Le radici del suo significato si trovano nell’Antico Testamento. “Credere” evoca i sensi di “ascoltare”, “accogliere”, “avere speranza”, “fidarsi”, “seguire”, ecc... Per comprendere meglio cosa esprime il termine “credere”, occorre indagare quale sia la sua origine, il giusto atteggiamento, il suo contenuto, la sua dimensione salvifica.
“Conoscere” non è un sinonimo di “credere”. Questo verbo esprime il culmine della fede, la sua perfezione. “Conoscere” indica un rapporto di connaturalità con Cristo, un rapporto che deve essere capito alla luce del “conoscere Dio” nell’Antico Testamento. Giovanni, però, presenta Cristo come oggetto della conoscenza. Tutte le dimensioni presenti nel “conoscere” anticotestamentario, sono applicate a Gesù dal quarto vangelo. La conoscenza di Dio è la pienezza della fede; è la realtà che indica cosa sia la vita eterna.
Credere e conoscere non sono due dimensioni soltanto intellettuali. Il credente che conosce Cristo esperimenta la realtà dell’“amore”. L’“agape” è, in primo luogo, l’atteggiamento di Dio verso di noi, un atteggiamento di grazia, di benevolenza di gratuità. L’“agape”, poi, è un atteggiamento riconoscente del credente verso la verità, che è Cristo, e che si prolunga verso il prossimo come manifestazione concreta dello stesso amore di Dio e di Gesù verso di noi. La conoscenza della verità e l’amore gratuito e generoso rende il credente una persona libera.
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organizzazione
comunità monastica di Camaldoli
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relatori
prof. Pius Ramon Tragan, osb, docente di Sacre Scritture a Monserrat, Roma, Milano
sede dell'iniziativa
foresteria del monastero di Camaldoli
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