
eremo di Monte Giove
Fano - Italia (ingradisci la foto)
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25 / 26 / 27 / 28 luglio 2002
eremo di Monte Giove
Gesù,
figlio dell'uomo
che cosa
non sappiamo di lui
relatori
Giuseppe Barbaglio
Francesca Brezzi
Romano Madera
Carlo Molari
Paolo Sacchi
Piero Stefani
Letizia Tomassone
Mario Tronti
Marco Vannini
coordina Alessandro Barban
È previsto un incontro con
Piera Degli Esposti
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29 / 30 / 31 agosto
1 settembre 2002
eremo di Monte Giove
Cose ultime
e cose penultime
escatologia e politica
relatori
Emanuele Bargellini
Michele Bertaggia
Alberto Gallas
Filippo Gentiloni
Peter Kammerer
Salvatore Natoli
Michele Ranchetti
Asor Rosa
Rossana Rossanda
Achille Silvestrini
Rosanna Virgili
coordina Mario Tronti
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25 / 26 / 27 ottobre 2002
eremo di Monte Giove
"Giustizia e pace
si baceranno..."
prospettive di giustizia
per il tempo futuro
relatori
Alessandro Barban
Giancarlo Caselli
Stefano Levi Della Torre
Romano Madera
Salvatore Mannuzzu
Paolo Ricca
Daniele Scaglione
Alberto Ventura
Misha Wegner
coordina Gabriella Caramore
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centro studi - itinerari e incontri 2002
Segnaliamo le iniziative promosse dal Centro Studi - Itinerari e Incontri, in collaborazione con Regione Marche - Assessorato alla Cultura, Comune di Fano - Assessorato alla Cultura, Università degli Studi di Urbino - Facoltà di lettere e Filosofia per l'anno 2000.
Gli incontri si svolgeranno presso l'eremo dei monaci camaldolesi di Monte Giove - Fano (Pesaro).
La figura di Gesù di Nazareth ha attraversato tutto il Novecento teologico.
La sua persona e il suo messaggio sono diventati anche una questione aperta
nell'ambito della teologia e degli studi biblici: ripensare al Gesù della storia.
Oggi siamo giunti alla "terza ricerca storica" su Gesù: si delinea la cornice familiare,
l'ambiente socio-religioso e spazio-temporale della persona storica del nazareno.
Pensiamo oramai di sapere tutto su di lui. Eppure c'è in Gesù un non-so-che che interpella
e va interpretato da ognuno sempre di nuovo.
Chi era? Dove ha vissuto? Cosa ha compiuto? Cosa voleva proporre? Come ha vissuto?
Possiamo rispondere a tutte queste domande. Tuttavia, tutte le proposte di un Gesù
storico che non spiegano la conclusione tragica della sua vita risultano alla fine poco centrate.
Gesù era un ebreo marginale? Un rabbi carismatico? Un taumaturgo? Un profeta? Un
demagogo che sapeva ammaliare le folle? Un rivoluzionario politico? Un filosofo ingenuo?
Un religioso utopico? E perchè la sua "storia" ci interpella e ci pungola ancora? Che cosa
ci ha lasciato di così importante?
Il non-so-che di Gesù è ciò che non sappiamo di lui.
Ogni interrogare, ogni trovare rimanda, nel caso di Gesù, ad un oltre che è fluito
attraverso vie diverse nella letteratura, nella filosofia, nella politica,nei movimenti religiosi...
Tuttavia, propriamente compreso, il Gesù storico è un baluardo contro ogni tentativo
di riduzione ideologica. Il suo rifiuto di farsi intrappolare da qualunque scuola di pensiero è
ciò che guida gli studiosi ad intraprendere nuovi percorsi, e di conseguenza il Gesù
storico rimane uno stimolo costante per ogni rinnovamento epocale, anche il nostro, in
quanto tutti i soggetti storici di oggi possono entrare in contatto vivo con lui. Si tratta di un
incontro trasformante? In che senso?
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L'anno scorso abbiamo parlato di profezia. Quest'anno vogliamo parlare di escatologia.
Non sono parole difficili. Sono cose di cui parliamo tutti i giorni, almeno noi che non ci
accontentiamo di vivere senza pensare. Riguardano il futuro dello stare insieme di donne
e uomini in società. E quindi riguardano la politica. E' ancora vero che la politica é produzione
di futuro?
Il fine dell'agire politico è ancora quello di intervenire sui destini del mondo, per
orientarli, guidarli, e, se necessario, cambiarli? La crisi attuale della politica non deriva
proprio dal fatto di essere troppo obbediente, e passiva, e subalterna, rispetto a ciò che
quotidianamente accade? Insomma, la politica deve solo seguire, o deve anche anticipare?
Queste le domande che ci vengono da dentro. E sono le stesse che si pone una sensibilità
cristiana radicale. "Eschaton" indica il tempo ultimo, il più estremo, ma anche il più lontano:
quindi il tempo verso cui bisogna camminare alacremente. Quanto c'è prima, va indirizzato
a quella meta. Le cose penultime bisogna saperle vivere autonomamente, e contemporaneamente
saperle indirizzare al dopo, all'oltre, alla fine dei tempi.
Interroghiamoci, insieme, noi, i non rassegnati al corso delle cose presenti, su questa
espressione: la "fine dei tempi".
I Cor 15, 22-24: " e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo.
Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che é la primizia; poi, alla sua venuta, quelli
che sono di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo
aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza ".
Che cosa ci dice questa
Parola? Come possiamo tradurla nei molteplici linguaggi della storia di oggi, per dare un
senso alla nostra presenza nel mondo, e una fiducia alla nostra volontà di lotta per il futuro?
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Che cos'è "giustizia"?
Fino a che punto possiamo dar conto di questa parola, che copre
un campo semantico forse troppo vasto, che va dal piano istituzionale a quello sociale e individuale, da quello teologico a quello della convivenza tra i popoli?
Di quale giustizia è capace l'essere umano? E chi di noi, uomini e donne d'Occidente, può dirsi "giusto" se,
pur rappresentando appena il 25% della popolazione del pianeta, disponiamo dell'80%
delle sue risorse?
E chi sono in definitiva, i "giusti" Coloro che agiscono per la giustizia?
Coloro che testimoniano la giustizia? Coloro che spezzano l'omertà dell'ingiustizia? E nel
"desiderio di giustizia", che sembra appartenere a ciascun individuo, come essere certi che
non si occulti l'insidia della presunzione di "possedere" la giustizia, e cioé di avere, sempre,
la ragione dalla propria parte?
Nella Bibbia "giusto" è il primo attributo di Dio. Ma la parola "giustizia" si coniuga con
"misericordia", "pace", "verità", "perdono". "Misericordia e verità si incontreranno, giustizia
e pace si baceranno" dice un versetto del Salmo 85. Dobbiamo considerare queste parole
come pura utopia, che la forza dell'evidenza e la violenza degli eventi ci ha costretto a non
credere realizzabili, o come l'ardua ma inevitabile prospettiva che ci sta davanti, a qualunque
tradizione apparteniamo, qualunque sia il nostro orientamento politico e le nostre risorse
individuali?
Martin Buber dice che il tema della giustizia nella Bibbia apre un interrogativo assai più inquietante di tutte le domande di Giobbe: e cioè, come è possibile che la volontà di male
prevalga, se Dio esiste ed è con noi? L'incontro di Monte Giove non presume di dare risposta
a questo interrogativo. Ma di suscitare domande, aprire confronti, stimolare riflessioni,
segnare "tracce di cammino". Come dice Maria Zambrano, "la vita è un aprire brecce, che,
qualche volta, diventano strade". Chissà se anche il pensiero e la pratica della giustizia
potranno un giorno diventare strada nella storia dell'umanità.
Domenica pomeriggio una parte del convegno si trasferirà presso la Casa di Reclusione di Fossombrone per un incontro con i detenuti
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