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Nella sua critica del Tempio, Stefano si riferisce a Is 66, versetto 1 - 2, un testo post-esilico.
Cito: "Il cielo è il mio trono e la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa potrete mai edificarmi - dice il Signore - o quale sarà il luogo del mio riposo? Non fu forse la mia mano a fare tutte queste cose"?
Mentre questo testo risale al periodo dopo la distruzione del Primo Tempio e prima della costruzione del Secondo, si può osservare uno scetticismo verso i santuari fatti da mano d'uomo, anche dopo la distruzione del Secondo Tempio.
L'opinione che solo il Messia possa costruire il Terzo Tempio è largamente accettata.
Nel periodo della redazione del Nuovo Testamento, c'erano vari gruppi opposti al culto di Gerusalemme: i Samaritani, la comunità del Mar Morto e gli Ebrei Ellenisti che erano abituati al culto della sinagoga ed avevano una certa tendenza di spiritualizzare il culto del Tempio.
Il primo Cristianesimo in genere, ed il gruppo di Stefano in specie, potrebbero aver subito l'influsso di tale prospettiva, come ha cercato di mostrare O. Culmann, in un articolo ormai celebre degli anni '50.
Nella tradizione rabbinica, si può osservare una tendenza ad interpretare i testi della Bibbia che parlano del culto del Tempio in un senso escatologico.
Studiando il Salmo 42 (43) (ho fatto un articolo sull'uso di questo salmo nel Nuovo Testamento in New Testament Studies 1978) in questo contesto ho notato che è interpretato in senso escatologico dal midrash dei Salmi, tardivo.
L'oratore esprime la sua nostalgia per il santuario non piò di Gerusalemme, ma del mondo a venire.
Una tale reinterpretazione si trova anche nel Targum dei Salmi, per esempio nella versione aramaica di Salmo 46,5 e 65,5 . Ho sviluppato anche in un libro su GV 14
Perché ancora tanta teoria nella parte pratica e finale della mia conferenza? La ragione è semplice. La discussione sui luoghi sacri di Ebrei, Cristiani e Musulmani in Terra Santa è uno dei punti ancora da risolvere nel processo di pace in Medio Oriente. ...... Proprio otto giorni fa è stata fatta una proposta a Ginevra, abbastanza ingegnosa.
Nei due campi, il più grande pericolo è costituito dai fondamentalisti che fanno politica con la Bibbia o il Corano in mano.
Non voglio dire che Israele debba rinunciare all'idea di una Terra Santa promessa al popolo da Dio o a quella di una Città Santa, luogo del suo culto, del quale il muro occidentale è rimasto il resto e il simbolo.
Conviene però vedere la varietà e molteplicità dei modelli offerti dai testi sacri che parlano di Terra Santa e Luogo Sacro.
Conviene anche ricordare la tradizione rabbinica che vede nel Tempio, nel luogo dove abita Dio, una realtà più escatologica che dell'oggi.
Nel nostro incontro con Ietro possiamo anche ricordare che Dio può scegliersi un luogo dove Egli vuole manifestarsi e farlo suolo sacro: anche nel deserto, come Egli era libero di scegliersi un popolo, quando e dove voleva.
Camaldoli - XXIV Colloquio ebraico cristiano
[registrazione del giorno 8 dicembre 2003]
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attiva la voce del prof. Johannes Beutler SJ
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