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Poiché l'istinto del cuore dell'uomo
è incline al male fino dall'infanzia (Genesi 8:21)
21:8   ëÌÄé éÅöÆø ìÅá äÈàÈãÈí øÇò îÄðÌÀòËøÈéå áøàùéú

  XXIV Colloquio ebraico cristiano di Camaldoli   -   VERITÀ, LIBERTÀ, VIOLENZA
 7 dicembre 2003   Gioco, riso, libertà: l'infinita bellezza dlela Creazione
 Ottavio De Grazia, Professore di Storia delle Religioni del Mediterraneo Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" - Napoli




Karl Barth è stato l'unico teologo - Innocenzo correggimi se sbaglio - che, nella tradizione protestante, che ha osato chiamare Dio "bello".
Dio ci ama come colui che, in quanto Dio, è degno di amore dice Barth:
Noi diciamo così questo, quando diciamo che Dio è bello.

Barth parla della bellezza di Dio per spiegarne la gloria. Ma noi non possiamo, aggiunge Barth, disconoscere che Dio è cosìmagnifico da irradiare la gioia e che tutto ciò che Egli è, non è senza bellezza, ma è la bellezza.

Cosa apporta ciò alla comprensione della gloria di Dio, cioè di una modalità della fede che è apertura, che è incessante avvento, ma che è incessante esodo ?
Non una chiusura paralizzante nelle logiche razionalistiche che non ammettono questa ulteriore possibilità.

Che cosa apporta allora la nostra comprensione, questa espressione barthiana?
Alla signoria di Dio, secondo il nostro abituale modo di vedere, fa riscontro - come unica possibilità farebbe riscontro - l'obbedienza dell'uomo.

Che sia il Dio di Gesù Cristo, che sia il Dio degli Ebrei, o il Dio dell'Islam, come dire, sembrerebbe che l'obbedienza sia esattamente la cifra che ricostruisce questa relazione.

Ma con questa concezione - che pure è vera - della signoria e dell'obbedienza, la sovranità di Dio viene eticizzata e difesa soltanto nella serietà dell'esistenza morale o mediante l'obbedienza o la pretesa obbedianza. Diventa allora un regime di verità.

Ma questa accentuazione della nuova obbedianza corrisponde a quella libertà di cui parlava Paolo, san Paolo in cui, nella prospettiva cristiana, ancora una volta Gesù ha liberato coloro che sono diventati figli di Dio o che lo sono sempre stati.

Il concetto complementare della signoria di Dio è ravvisato dal linguaggio biblico nella gloria di Dio: si tratta del dispiegamento delle magnificanze di Dio, della sua bellezza e amabilità.

Ad essa corrisponde da parte dell'uomo, la meraviglia - ecco che torna - la celebrazione, la preghiera: quella libertà che si estrinseca nella riconoscenza, nel godimento, nel piacere del bello.
Ad essa corrisponde l'amore di Dio, che non si esprime soltanto moralisticamente nell'amore del prossimo, ma anche esteticamente: nel gioco festoso al cospetto di Dio.




Camaldoli - XXIV Colloquio ebraico cristiano


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Università degli Studi

Ottavio De Grazia
Professore di Storia delle Religioni del Mediterraneo
Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" - Napoli

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registrazione 7.12.2003


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