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Poiché l'istinto del cuore dell'uomo
è incline al male fino dall'infanzia (Genesi 8:21)
21:8   ëÌÄé éÅöÆø ìÅá äÈàÈãÈí øÇò îÄðÌÀòËøÈéå áøàùéú

  XXIV Colloquio ebraico cristiano di Camaldoli   -   VERITÀ, LIBERTÀ, VIOLENZA
 7 dicembre 2003   Verità, fedeltà, assolutismi, violenza: ridere oggi.
 Giacoma Limentani, saggista - Presidente dell'Amicizia ebraico-cristiana di Roma






Portando a esempio la misericordia di un Dio che ben altro si trova a contemplare la mattina, quando si affaccia sul mondo, invito all'indulgenza ogni amico che, contrapponendo il pianto al riso, mi ha dato il destro di prenderlo un po' in giro.

Penso proprio che dovrebbe perdonarmi, prima di tutto perché si trova in numerosa compagnia mentre io sono sola, e chiunque venga lasciato solo rischia il ridicolo suscitando risate che lo faranno piangere.

In secondo luogo perché la sua propensione al pianto mi fa temere che sia rimasto sconvolto, definitivamente sconvolto dall'umorismo che imperversa ai nostri giorni: distorto, velleitario, malinteso e volgare al punto che, se i nostri comici ufficiali la smettessero di volerci far ridere, forse potremmo tutti ritrovare in noi la salvezza del ridere autentico.

E infine perché, più che polemizzare, io desidero ringraziare.

Quel suo contrapporre il pianto al riso, come se il riso fosse un sottoprodotto impensabile quale entità in sé completa, mi ha lasciato sospesa a fili di parole che suonano Verità, Fedeltà, Assolutismo e Violenza.

Le parole che si allineano nel titolo della nostra sessione odierna. Ancora le stesse che emergono dalle diverse forme e dai diversi possibili usi della radicale ZKhQ, madre, in ebraico, di ogni raffigurazione dialogica del ridere. E sempre le stesse che, fungendo da asse portante nella storia del patriarca chiamato Isacco - e cioè colui che riderà ofarà ridere - della sua storia fanno una sorta di manifesto politico.

Nella sua forma intensiva, quella cioè che esprime la durata di un'azione nel tempo, la radicale ZKhO - la vedete lassù è la prima scritta - ridere, diventa mezakheq, giocare. Innocentemente giocare. Siccome però ogni buon gioco dovrebbe durare poco, questa forma assume a volte la consistenza dello scherno e, come insegnano gli antichi maestri, schernire è come uccidere.



Camaldoli - XXIV Colloquio ebraico cristiano


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Giacoma Limentani, saggista
Presidente dell'Amicizia ebraico-cristiana di Roma

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registrazione 7.12.2003


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