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...... Pensare ai maestri nel mondo ebraico significa di fatto pensare a tre figure estremamente distinte.
Pensare al îåÉøÆä colui che effettivamente insegna
D'altra parte anche il çÈëÈí , cioè il saggio è un insegnante.
Un saggio è tale se appunto è dotto,
è competente, è particolamente dotato, particolarmente illuminato,
ma se tiene questa sua straordinaria competenza
solamente per sé è un saggio po' inutile.
E quindi non può dirsi saggio.
Il saggio è colui che interagisce con altri, che di fatto insegna,
anche se magari il suo ruolo non è quello strettamente del maestro
che in qualche modo può insegnare anche cose più di base .. l'alfabeto e la grammatica.
Il saggio magari è qualcuno che dà insegnamenti di più grande profondità
E poi c'è una figura che è non necessariamente colta,
non è neanche necessariamente ebreo,
ma di cui però il popolo ebraico
si preoccupa in modo estremamente forte di tutelare la memoria.
E' la figura dello öÇãÌÄé÷ il giusto.
Io credo di aver inserito in questa relazione molti öÇãÌÄé÷éí
Non necessariamente persone di cultura: alcune sì ed altre no.
Non necessariamente effettivamente nei fatti impegnate ad insegnare,
ma persone la cui azione non può che essere
un modello di comportamento per noi,
per le generazioni a venire e per chi ha vissuto con loro.
Il riferimento in prima persona è a una persona
che ci ha lasciato da pochi anni
è a Settimia Spizzichino ed è un riferimento fatto
con precisa intenzione e con preciso ricordo delle sue parole ......
Serena Di Nepi
Dottoranda presso Università La Sapienza - Roma
[registrazione del giorno 4 dicembre 2002]
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