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17 gennaio 2008 - Giornata dell'Ebraismo testo proposto dalla Comunità Monastica di Camaldoli |
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"NON NOMINARE IL NOME DEL TUO DIO INVANO" di Holger Banse Motivi per sostenere la proposta di non usare il tetragramma 'YHWH' quale nome di Dio, posti dal pastore Holger Banse, Amm/ Sieg (Germania) in una comunicazione sulla 'teshuvà' (conversione) dei cristiani nei confronti degli ebrei durante la seconda assemblea ecumenica europea a Graz, giugno 1997. In Esodo 3,14 Dio rivelava a Mosé il suo nome che conosciamo solo attraverso la serie di consonanti del tetragramma 'JHWH'. Finché esisteva il tempio, il nome di Dio si usava solo una volta all'anno, il giorno della riconciliazione, quando il sacerdote benediceva il popolo. Rispetto e venerazione vietavano l'uso del nome nell'ambito profano, persino durante il culto sinagogale. Il nome di Dio comprende l'unità misteriosa dell'Io e dell'Essere. L'"Io" di Dio causava la possibilità della relazione di Dio con il "Tu", con la creazione, con l'uomo. Nell'"Essere", Dio si rivelava nel cambiamento della storia degli uomini come l'eterno, come colui che rimane. Forse inizialmente questo nome ha determinato un dio accanto ad altri. Ma una volta che Dio si è rivelato al popolo d'Israele quale "Io sono", il nome 'YHWH' non é più 'un nome proprio' per distinguere Dio dagli altri dèi, ma lo connota come Dio "uno-unico' in tutta la sua misteriosa singolarità, simbolicità e certezza. Così l'unità misteriosa del nome "Io sono" rivela parabolicamente anche l'essere 'uno-unico' di Dio. Gli uomini della Bibbia hanno evitato di chiudere questo mistero e il suo simbolo in una parola determinata, definitiva, in un concetto che potrebbe invitare ad una dogmatizzazione. Hanno lasciato quella piccola frase dell'"Essere" di Dio nel suo tenore, non l'hanno toccata, come un santuario, a cui non dovrebbe avvicinarsi il tentativo umano di creare concetti, ma solo la venerazione. Anche la Settanta (LXX) ha lasciato la parola del nome di Dio in tutta la sua sublimità e ha usato il termine Kurios 'Signore', al posto del nome di Dio. Così la santità di questa parola veniva preservata. Oggi si osserva che in alcune traduzioni della Bibbia, nella liturgia e nella catechesi il nome di Dio spesso viene reso in modo sbadato e sconsiderato nella forma del tetragramma. Mi chiedo: non viene così trasformato il più sublime in quotidianità, la poesia nella più prosaica prosa? Non viene spiegato il non spiegabile, interpretata la caratteristica di questo nome senza nome in un discutibile concetto che rende Dio paragonabile, lo sveste della sua singolarità, cancella il suo essere uno-unico? Non perde così la parola della Sacra Scrittura il suo proprio, la sua particolarità? Dal suo fondamento e dal suo inizio la teologia cristiana è collegata tramite la sua fede in Gesù, l'ebreo, in modo inseparabile, alla teologia ebraica ed alla sua tradizione. Il rispetto e la venerazione per il nome di Dio fanno parte di questa tradizione ed una delle sue caratteristiche, di conseguenza, è quella di non nominare il nome o di scriverlo. Se i cristiani approfondissero questo pensiero essenziale della tradizione ebraica e si collegassero con questo rispetto e questa venerazione, compirebbero un importante passo positivo verso la riconciliazione, tanto più che il terzo comandamento si trova anche nel catechismo cristiano. |
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