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Carissimi confratelli e consorelle,
vi ringrazio per la fiducia che mi avete manifestato, scegliendomi a svolgere il servizio di Priore Generale e di Priore della comunità di Camaldoli.
Non mi è facile prendere ora la parola, consapevole come sono dei miei limiti di fronte alla responsabilità del compito che mi attende. Per questo invoco dal Signore la Sapienza del suo Spirito, confidando nella vostra collaborazione e in quella delle vostre comunità.
Voglio esprimere anzitutto un grazie riconoscente, personale e corale, a don Emanuele, per il prezioso servizio che ha svolto in questi diciotto anni, aiutando le comunità ad essere vive e aperte alle istanze della Chiesa e della società. E' mia intenzione assumere questa eredità e procedere sul solco da lui tracciato, ringraziandolo anche per la scelta coraggiosa di condividere la sua vita con i fratelli e le sorelle brasiliani.
Grazie, don Emanuele, di vero cuore, da parte di tutti noi!
Di fronte ai doni, alle ricchezze e alle potenzialità della Congregazione, che sono emersi in questi anni e in questi giorni, avverto la povertà di questa relazione inaugurale, ma anche l'importanza di portare alla luce aspetti emergenti, orizzonti da percorrere, stimoli di ricerca, per corrispondere al meglio alla vocazione monastica oggi.
Vi offro degli spunti aperti, capaci di accogliere ulteriori suggerimenti e pareri.
La vita religiosa oggi
La VR (vita religiosa) in questi ultimi decenni ha vissuto momenti ecclesiali alterni. Si sono succeduti vari Pontefici. Il Papa che, secondo me, ha mostrato di amare maggiormente la vita religiosa nella Chiesa è stato Paolo VI, con la sua esortazione apostolica Evangelica Testificatio del 29 giugno 1971 e anche con l'amore manifestato a noi camaldolesi, fin da quando era assistente della FUCI. Cinque anni dopo il Concilio Vaticano II Paolo VI° si rivolgeva così ai religiosi\se per confermare e incoraggiare, orientare e stimolare con fervore e tenerezza fraterni il loro impegno nella Chiesa e nel mondo: "Desideriamo aiutarvi a continuare il vostro cammino di seguaci del Cristo, nella fedeltà agli insegnamenti conciliari" (ET,1). Il Papa in questa sua "lettera d'amore" ai religiosi\se ripercorre le grandi Costituzioni del Concilio, come la Lumen Gentium e il Decreto Perfectae Caritatis.
La Vita Religiosa oggi risente di un mutamento epocale che investe non solo la Chiesa o le Chiese, ma addirittura il cristianesimo. Non è un caso che assieme ad altre pubblicazioni (G. LAFONT, Immaginare la chiesa cattolica, S. Paolo 1998; CH. DUQUOC, Il cristianesimo, memoria per il futuro, Queriniana 2002) l'ultimo numero della Rivista Internazionale di Teologia, Concilium, (3/2005) ponga la domanda: Cristianesimo in crisi? Dove la crisi, colta da tanti aspetti diversi, viene interpretata anche come una nuova occasione per reinterpretare creativamente la singolarità cristiana nel contesto del mondo contemporaneo.
Se da un lato la Vita Religiosa soffre oggi una profonda crisi di vocazioni e l'invecchiamento dei suoi membri, se sembra aver perso d'incidenza sulla realtà ecclesiale e sull'esperienza degli uomini e delle donne contemporanei, credo che, ad uno sguardo più attento, essa risulti ancora, nel tessuto ecclesiale, l'elemento più corposo e significativo, anche se sottovalutato dall'istituzione ecclesiastica.
Credo che se la Vita Religiosa e quella monastica in specie non fossero più significative, ciò impoverirebbe il volto e le potenzialità della Chiesa. Sta a noi favorire gli elementi di rinnovamento all'interno delle nostre comunità e di promuovere le nuove forme di monachesimo che si stanno sviluppando, non in antagonismo, ma come declinazione e irradiazione dell'esperienza monastica fino alle zone periferiche della chiesa, in un arricchimento reciproco e in una pluralità di coniugazioni -l'Eremo di s. Maria in Colle, Montebelluna (TV) e il Monastero di s. Andrea, Mosciano (FI) ed altre.
Mi sento di affermare con convinzione la validità profetica della vita monastica nei vari contesti ecclesiali e sociali con l'auspicio che essa diventi sempre nuovamente capace di esprimere l'autentico primato della ricerca di Dio, della vita contemplativa intesa come una sinfonia di Scrittura, Liturgia, Teologia e Vita.
Secondo i Padri e la tradizione sapienziale del primo millennio la dimensione contemplativa sgorga da questa unità. Così si esprimva S. Gregorio Magno: "Contemplatio enim virtus est, per quam non solum ipsa Scriptura condita recognoscitur, sed per quam nondum cognita conderetur et per quam condita ad Dei voluntatem cotidie disponatur".
Parafrasando Gregorio potremmo tradurre che il primo atto dell'esperienza contemplativa avviene nel riconoscere, in quello Scritto, Dio che ci parla.
Il secondo momento presuppone una familiarità e una interiorizzazione tale della Parola che se anche perdessimo il Libro saremmo in grado di riscriverlo.
Il terzo atto implica che, comunque, quel Libro ci dispone ogni giorno a compiere la volontà di Dio (S. Gregorio Magno, Omelia in I Re, III; PL 79,216C).
A questo testo fa eco quello di Atanasio, nella vita di s. Antonio, al cap. 3: "La memoria, per lui, finì per sostituire il libro", quello di Cassiano sulla Scienza Spirituale (Conferenza XIV) e il cap. 31 Vita di s. Romualdo.
La Scrittura come permanente narrazione dell'evento di Dio nella storia, la Liturgia come sorgente di vita sacramentale e di fraternità, di comunione e di dialogo, la Teologia, come ricerca e coniugazione del mistero dell'amore di Dio rivelato permettono alla vita monastica di far fiorire il Vangelo come uno stimolo vivo nella Chiesa e nel mondo.
Il Papa Benedetto XVI° ha appena iniziato il suo pontificato. La scelta del nome Benedetto è per noi di auspicio augurale. Egli ha davanti a sé alcuni temi molto importanti quali la rivisitazione dell'evento Conciliare, la sinodalità come valorizzazione della dimensione dialogica delle chiese, la dimensione ecumenica, il dialogo interreligioso. Mi sembra che queste siano le sfide che la Chiesa -e noi in essa- ha davanti a sè nel "suo cammino verso la patria".
La vita monastica nella nostra società
In un mondo che vorrebbe essere una grande famiglia umana che abbraccia le differenze e la pluralità, siamo attraversati da tanti conflitti e intolleranze sociali, politiche e religiose. La sensibilità contemporanea è caratterizzata dalla ricerca della pace e della giustizia, della solidarietà e del dialogo, dell'ecologia e della dignità delle persone ma è anche percorsa dalla crisi delle identità rigide e delle autorità di tipo padronale. Nelle luci e nelle ombre del presente occorre che, come monaci, non perdiamo di vista i punti di riferimento evangelici e vigiliamo come sentinelle.
Anche le persone che bussano alle porte delle nostre comunità sono segnate da queste incertezze e dalla ricerca di nuovi simboli e vissuti di convivenza e di identità. L'accoglienza di queste persone, mentre chiede loro di entrare in un processo di iniziazione e di conversione, di interazione con un nucleo già esistente, dall'altro sprona anche noi a porci in sinergia con loro, a lasciarci trasformare da istanze differenti.
L'incontro può condurci a riscoprire il primato del regno di Dio e in esso del valore dei voti, dell'ascolto, del dialogo e della comunità. La relazione di accompagnamento non cancella la differenza fra maestro e candidato, ma nemmeno assolutizza la figura dello accompagnatore spirituale perché non va disgiunta dall'azione dello Spirito, dal mistero-disegno delle Scritture e dal vissuto della comunità.
Un altro aspetto che caratterizza il momento che stiamo vivendo mi sembra l'attesa di una nuova stagione dello Spirito e della coscienza. Molte persone e comunità di fede sono implicate in un rinnovamento della concezione umana e spirituale e si aprono ad orizzonti ecumenici e al dialogo tra le culture e le fedi viventi presenti nel mondo.
Avverto che la situazione attuale ci chiede di affondare ancora e sempre le nostre radici nel lieto annuncio evangelico di Gesù Cristo, che ci rivela il volto compassionevole del Padre. In un mondo dominato dalla produzione, dal controllo e dal fare siamo chiamati a vivere il primato della contemplazione e della gratuità. Nei processi di omologazione, di emarginazione e di contrapposizione in atto siamo invitati a coltivare il primato della persona, in dialogo con la comunità, fratelli e sorelle, nella ospitalità di coloro che sono alla ricerca di un senso, di un ascolto, di un respiro di libertà e di speranza.
L'impegno nella storia, per noi Camaldolesi, trova già delle traiettorie percorse dai nostri padri nella fede come quelli del dialogo, della comunicazine, della relazione e della comunione fraterna tra noi, con i vicini a noi e con tutti i ricercatori della Verità.
Ricordo il discorso che il Papa Giovanni Paolo II ha rivolto alla nostra Congregazione in atto di visita al S. Eremo, il 17 Settembre del 1993: "Scegliere Dio vuol dire anche coltivare umilmente e pazientemente - accettando, appunto, i tempi di Dio - il dialogo ecumenico e il dialogo interreligioso. Le comunità del vostro Ordine, specialmente quelle sorte in California e in India, sono impegnate da anni in questa ricerca spirituale, intessuta di preghiera e di rispettoso dialogo con i monaci buddhisti e hindu. Nel vostro monastero, poi, si svolgono di frequente e con frutto incontri ebraico-cristiani, sulla base dell'amicizia e della vicendevole stima, della conoscenza progressiva e della mutua cordiale accoglienza" (Osservatore Romano, 19 Settembre 1993).
L'ascolto, nota qualificante le nostre comunità
Credo che la dimensione orante dell'ascolto qualifichi le nostre comunità, inserendole nel flusso creativo dell'energia divina.
Alla luce della Lumen Gentium vorrei portare l'attenzione sulla comunità convocata da Dio e in dialogo con i fratelli, così espressa nel De Oratione (23) di s. Cipriano: " Sacrificium Deo maius est pax nostra et fraterna Concordia de unitate Patris et Filii et Spiritus Sancti plebs adunata". Il sacrificio piu gradito a Dio è la nostra pace, la fraternità è il popolo adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".
Seguendo le riflessioni di questi anni potremmo dire che siamo chiamati ad una unità, un'amonia -che direi anche- teologale tra solitudine (eremo) e comunione (cenobio), tra presenza alla chiesa, al mondo e alla dimensione testimoniale nelle sue varie forme (testimonianza). E' la sfida a vivere l'identità monastica e allo stesso tempo accogliere le sollecitazioni che provengono da altre esperienze umane e spirituali. Ciascuno di noi - ci direbbe don Benedetto - è chiamato a vivere una tensione tra la stabilitas nel cuore e nella cella e la capacità di respirare con il mondo intero; tra l'habitare secum di s. Benedetto e l'essere con la gente; tra la solitudine e l'evangelium paganorum. Per non andare allo sbaraglio è importante accettare la pedagogia che coniughi disciplina e apertura, sviluppo della persona e sintonia con la comunità, affinchè le tre dimensioni del cenobio, della solitudine e della missione siano compresenti. Sarà importante che la formazione iniziale e permanente tenda a far dialogare i "tre beni" in ciascuna persona.
Sintetizzo questo pensiero con due espressioni pronunciate nella comunità di Camaldoli durante la preparazione alla Visita Regolare di quest'anno." Se l'individuo vuole vivere un'appartenenza - ci ha detto il dott. Luciano Fornari - nel momento che entra in comunità deve essere disponibile a mettere in gioco una parte della sua identità personale per farla confluire in quella comunitaria". Gli faceva eco il prof. Ferdinando Montuschi descrivendo le tappe di iniziazione monastica come un passaggio dall'isolamento dell'io ad una dialogicità con il "tu" verso la ricchezza del "noi" comunitario.
"Il noi trasforma la diversità in ricchezza e mette in circolo le persone".
La tela che si trova nel monastero di Fabriano, raffigurante S. Romualdo con in braccio, dalla parte del cuore, il piccolo oratorio e sul palmo della mano sinistra il libro aperto, mi sembra rappresenti un compendio di quello che sono andato dicendo finora circa la tensione feconda fra la vita della comunità e la parola di Dio.
"Veritatem Facientes in caritate" (Ef 4,1)
Realizzare i valori evangelici in un constesto di agape (Regola di san Benedetto 72).
Vorrei lasciarmi illuminare e guidare, nel mio servizio, da questa citazione di S. Paolo. Egli vuole che la comunità, realizzando i valori del vangelo, in un contesto di agape, cresca verso Cristo, il suo capo. Da Cristo c'è poi un movimento di ritorno in termini di energia, di incremento e di crescita nell'amore e nelle relazioni ben ordinate della comunità, dove ci scopriamo figli nel Figlio e fratelli tra noi.
L'obiettivo è molto alto, per questo sarà mio impegno coordinare i vari apporti e collaborazioni con la necessaria informazione alle comunità e accogliendo di buon animo i suggerimenti dei fratelli, secondo l'insegnamento della Regola.
Penso che le visite fraterne alle comunità potrebbero avere come punto di dialogo un testo della nostra Tradizione, o dei Padri, oppure un tema guida proposto dalla comunità stessa. Partendo da un punto comune si potrà guardare meglio al vissuto, verificare il percorso fatto, immaginare passi ulteriori. Sarà più facile scorgere dove spuntano nuovi germogli e dove invece occorra modificare il percorso.
Desidero che le nostre visite siano fatte senza fretta e nei periodi più favorevoli alla comunità per vivere momenti di fraternità e intravedere, di volta in volta, possibili cammini da intraprendere. Non mancheranno limiti da riconoscere e intuizioni preziose da condividere, nel rispetto della singolarità di ogni comunità.
L' importanza del dialogo
Il nostro Capitolo attuale ha iniziato a sviluppare il tema "diventare comunicazione", evidenziando l'importanza del dialogo e dell'interrelazione. In questa prospettiva, una volta portati a termine i capitoli delle obbedienze nelle comunità, è mia intenzione avviare un lavoro fatto di équipes per favorire relazioni e comunicazioni tra i responsabili dei vari ambiti.
Mi sta particolarmente a cuore l'area della formazione. Penso sarà necessario un dialogo fra i maestri per individuare, su direttive della Congregazione, le linee generali della formazione monastica camaldolese: postulantato, noviziato, e periodo della professione semplice. E' importante prevedere possibili collaborazioni nella formazione iniziale, e laddove non esistano condizioni idonee di accompagnamento, l'opportunità di inviare postulanti e novizi in un'altra comunità. Rifletteremo poi insieme per vedere come rispondere meglio al cammino di iniziazione monastico-camaldolese.
Una seconda équipe, costituita dai responsabili di comunità (priori, vicepriori, superiori amministratori) realizzerà stages di formazione a favore dei soggetti stessi per essere idonei al ministero loro affidato di animazione, e per coordinare il cammino delle nostre comunità al fine di articolare una pluralità nell'unità.
Tra i vari ambiti che caratterizzano e qualificano il nostro impegno monastico ricordo il dialogo ecumenico e interreligioso che mi sembra ormai contraddistinguere lo stile della nostra Congregazione. L'identità camaldolese, in quanto aperta e dinamica, favorisce l'apertura dei cuori allo Spirito, rendendoci sensibili a quell'Oltre del mistero divino che, incontenibile, si esprime in modi multiformi. Invito perciò tutti a proseguire nell'approfondimento di queste vie.
Sottolineo anche l'importanza della dimensione ospitale nei riguardi delle chiese e delle culture locali, le connessioni con il territorio così come con i percorsi odierni della coscienza umana.
Si tratta di crescere tutti nella fraternità, che genera le reti di comunicazione di cui don Emanuele ci ha parlato in questi anni. Lo spirito dell'apertura si esprime per ognuno di noi nella capacità di dialogare con l'altro, nella reciproca comprensione e accoglimento che impedisce la cristallizzazione di verità precostituite e dell'esclusione dell'altro.
Conclusione
Questa relazione non ha la pretesa di essere esaustiva delle tematiche che viviamo. Si tratta di un avvio: il tracciato di un cammino.
L'impegno di tutti noi ci permetterà di concretizzare di volta in volta i problemi che emergono, aiutati dallo Spirito vivente del Signore.
Al modo di un congedo aperto vorrei offrirvi alcune parole di Carlo Molari.
"La verita del Vangelo irraggia da quelle comunità in cui si verifica che tutte le situazioni, anche le più negative, possono essere vissute in modo salvifico, in modo, cioè, da creare interiormente, da far fiorire umanità nuova. Tutte le situazioni possono essere attraversate dalla linfa della vita; le persone possono raggiungere la propria identità spirituale anche in situazioni di estrema negatività.
Questa è un'acquisizione specifica dell'esperienza della carità cristiana ed è il messaggio concreto della croce: tutte le situazioni della storia, anche le più negative, possono essere vissute in modo positivo perchè, come afferma s. Paolo, "nessuno ci può separare dall'amore di Dio in Cristo Gesù" (Rom. 8,37).
Questa è stata la fedeltà di Gesù: si è trovato nella condizione di vivere una situazione ingiusta, contraria al volere di Dio ma con l'impegno di rivelare l'amore di Dio, di affidarsi all'azione del Padre".
La verità del Vangelo è ora affidata alle nostre mani.
Don Bernardino Cozzarini
nuovo Priore Generale della Congregazione monastica camaldolese
Monastero di Camaldoli, 03 ottobre 2005
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