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  03 gennaio - testo 01



Gli ultimi, protagonisti del Natale: convertirsi alla giustizia



Nel tempo di Natale c’è “un personaggio” particolarmente importante, un personaggio collettivo, sono i “poveri”, o gli “ultimi”.
Basta pensare nell’Primo testamento a chi sono indirizzate le parole di speranza dei profeti. Spesso sono proprio i poveri, gli orfani e le vedove coloro che si sentono destinatari di parole di speranza. Coloro in fondo che non hanno di per sé, con le sole loro forse, speranza di futuro ricevono tutto come dono.
Betlemme che è la città “più piccola” si sente rivolgere l’annuncio che da lei uscirà il liberatore (Mi 5,1-4a). Baruc parla di Gerusalemme come di una donna vestita a lutto, chiamata a deporre le vesti della sua afflizione: "Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivèstiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre" (Bar 5,1).

Nel nuovo testamento, in particolare nel Vangelo di Luca, sono i “poveri” coloro che accolgono il Signore che viene: basta pensare a Maria, Elisabetta, Zaccaria, ma soprattutto ai pastori, che erano considerati una categoria di impuri ed emarginati. Solo chi è povero – potremmo far riferimento alla categoria “religiosa” dei “poveri del Signore”, sa accogliere colui che viene, aprirsi all’opera inattesa ed inedita di Dio.

Questo personaggio del Natale ci insegna a convertirci alla giustizia. Infatti la constatazione che i poveri e gli ultimi sono i destinatari dell’annuncio di speranza di Dio, non può lasciarci “in pace” di fronte alle situazioni di ingiustizia che vediamo intorno a noi.

Nella Bibbia la “giustizia” è la relazione retta con Dio e con il prossimo. Il giusto è l’uomo realizzato in pienezza, colui che è capace di instaurare relazioni “positive” con Dio e con in suoi simili.
Nei testi biblici dell’Avvento, soprattutto nelle letture tratte da Isaia, si annunciava la fioritura delle giustizia in corrispondenza alla venuta di Dio per la salvezza del suo popolo.
E’ Dio stesso che si fa “apripista” nella costruzione di relazioni rette e sulla via della “giustizia” si lascia incontrare dall’uomo. I testi biblici e liturgici sanno che anche la giustizia non è una conquista dell’uomo, ma che è Dio a percorrere per primo quella via per rendere l’uomo “capace” di seguirlo.
La “giustizia” è la conseguenza e non il presupposto dell’incontro con il Signore.

Il tempo di Natale diviene così il luogo nel quale si è “educati” alla vera giustizia di fronte all’annuncio che i poveri e gli ultimi sono i primi destinatari della salvezza che Dio annuncia.
Il Natale è il tempo in cui siamo salvati da ogni pretesa volontaristica – gli ultimi e i poveri possono solo attendere - , ma anche rinviati ad un impegno autentico e radicale affinché si manifesti ciò che siamo, cioè figli della luce.


Matteo Ferrari
monaco di Camaldoli
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