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Il brano del Vangelo della liturgia di questa domenica comincia ripetendo le ultime parole di quello di domenica scorsa. Una ripresa che vuole sottolineare come ci si trovi nel medesimo contesto dell’episodio programmatico che apre il ministero di Gesù nel Vangelo di Luca, ma anche dichiarare di voler mostrare la “seconda faccia” di una medesima medaglia.
Infatti, se nel Vangelo di domenica scorsa al centro era l’auto-manifestazione di Gesù, la proclamazione del suo Evangelo, basato su una citazione di Isaia che rimandava chiaramente all’anno giubilare descritto in Levitico 25 (un anno di grazia…), ora il proseguimento del medesimo episodio vuole mettere a fuoco la “risposta” a una tale manifestazione e a un tale annuncio… Il manifestarsi della salvezza di Dio, il comunicarsi della sua Parola non è un monologo… ma un dialogo. Gli interlocutori sono due: è una Parola che attende una risposta.
Il brano tratto da Geremia profeta ci guida in questa lettura del brano evangelico. Anche qui il profeta, narrando la sua “vocazione”, parla soprattutto della reazione che avranno coloro ai quali il suo Dio lo manda. Addirittura qui si descrive il compito del profeta come una “battaglia”… il profeta è mandato come “in battaglia”, il suo ministero è descritto con un linguaggio “mili-tare”… chi annuncia la Parola di Dio deve preparasi ad una lotta proprio perché la “parola” di cui è ministro “interpella” i suoi destinatari e li invita a prendere inevitabilmente posizione.
Ciò che viene presentato nella “vocazione di Geremia” è ciò che accade a Gesù nel brano evangelico, ma è anche ciò che accade ad ogni suo discepolo chiamato a continuare la sua stessa missione e il suo stesso ministero… una storia che continua e che sempre attende che l’uomo e la donna di ogni tempo prendano posizione.
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