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  21 febbraio - testo 08



Luca 12,35 - 48: Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli




La comunità cristiana è comunità di amore, di aiuto e di servizio vicendevole, orientata all’incontro con il Signore. Una comunità, questa di Luca, impegnata al presente e orientata al futuro. Non c’è spazio per ripiegamenti su se stessa, per preoccupazioni troppo umane. L’attesa del Signore implica provvisorietà e libertà, come anche fede profonda nella azione del Signore e del suo Spirito che anima la comunità.

Abbiamo la beatitudine della perseveranza nella attesa: “Beati quei servi che il padrone, al suo ritorno, troverà ancora svegli”. E questa beatitudine è tanto più grande quanto più l’attesa è prolungata e l’ora incerta del ritorno. Infatti è segno di fedeltà al Signore, ma anche segno della fiducia nella fedeltà del Signore.
Beatitudine escatologica, in quanto il Signore li servirà nel banchetto eterno, ma anche beatitudine presente perché la nostra vita è già orientata al Signore, al suo ritorno.
Si può aggiungere la beatitudine del servizio: Beato quel servo che il Padrone tornando troverà al suo lavoro.

Il pensare che il padrone tarderà a venire e quindi porsi a spadroneggiare e sciupare i propri talenti, è indice che non siamo disponibili a compiere la volontà del Signore. Non deve essere la paura, è vero, a dominare, ma la fedeltà verso il padrone, la cui attesa è da vivere nell’impegno, come anche nella serenità e nella gioia senza la preoccupazione di essere colti in fallo.

Infine il concetto di responsabilità in rapporto ai doni ricevuti.
L’attualizzazione di questa parabola ha una gamma molto vasta. Responsabilità individuali, ma anche collettive di comunità e di popoli.
La finale della parabola lo nota esplicitamente, precisando che chi ha avuto di più, di conoscere meglio la volontà del Signore o di essere stati forniti di doni particolari per il bene della comunità, sarà maggiormente responsabile.

La vita per il cristiano non è possesso, ma offerta e donazione. Non comporta egoismi, ma servizio a Dio e ai fratelli nell’amore. Solo se lo comprendiamo e lo realizziamo ci apriremo alla piena comunione con il Signore quando Egli ritornerà e fin da ora nella fede e nell’amore.


Bonifacio Filippetti
monaco camaldolese
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