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  28 febbraio - testo 09



Luca 18,1 - 8: la preghiera perseverante




E’ paradossale, ma molto significativo che Dio abbia scelto nella parabola odierna la parte del giudice iniquo. La sua supposta iniquità è il prolungato silenzio e l’apparente abbandono in cui lascia sovente i suoi eletti. Ma alla fine renderà giustizia a coloro che lo supplicano. Il presupposto di questa fede e di questa fiducia è biblico. Dio è il Dio fedele, difensore dei deboli e degli oppressi, protettore degli orfani e delle vedove.
Da parte di Dio non ci sono dubbi. Egli interverrà nonostante il silenzio e il ritardo. E’ un atto di fede nella fedeltà di Dio. Ma c’è sempre la condizione per accogliere la sua venuta, la sua salvezza?. Questa condizione è data proprio dalla fede. Fede che si irrobustisce nelle difficoltà e nelle tribolazioni, fede che diventa fedeltà e coraggio nella testimonianza, e questa fedeltà si alimenta e si esprime nella preghiera costante e insistente.

La vedova che con la sua costanza strappa l’intervento del giudice a suo favore è un modello di perseveranza. Il messaggio è chiaro: la condizione di una preghiera coraggiosa è attendere con fedeltà e fermezza la liberazione definitiva. Una liberazione però che non si attua in modo meccanico con il passare del tempo, alimentando rassegnazione, passività e alienazione, ma con l’apertura coraggiosa dell’uomo alla salvezza di Dio che si fa presente nella storia e nella propria esistenza.
Circa la preghiera poi ,tutte le definizioni date lungo i secoli, tutte le testimonianze di ogni epoca, vogliono additarci una sola via: si impara a pregare, pregando, nell’ascolto dello Spirito che geme dentro di noi (Rom 8,26-27).

La preghiera è espressione paziente di una fiducia profonda che Dio non può deludere, perché è il Dio fedele. Per questo la preghiera deve essere costante. E’ prova di fiducia nella fedeltà di Dio, anche quando il tutto potrebbe apparire il contrario. Dio attende questa testimonianza, questa espressione di fede in Lui. La preghiera vera è certa di essere esaudita, a condizione che chi prega entri nella azione libera dello Spirito che muove e spinge, anche in modo imprevedibile, verso un rapporto nuovo con il Padre nella serenità e nella pace.

Questo stato orante è proprio quella fede che il figlio dell’uomo, quando verrà, vorrà trovare sulla terra, fra coloro che nella fiducia più piena avranno calmato e fatto tacere le proprie preoccupazioni, diventando come un bimbo svezzato in braccio alla sua mamma (Gal 131,2).
Il Signore ci vuole trovare in questo stato di figli in cui si esprime nel modo più sublime la costanza e la continuità di una preghiera esistenziale, che nasce cioè dal nostro essere figli, da una vita totalmente dedicata e orientata a Lui e vissuta nella fiducia più piena nel Padre che ci ama.


Bonifacio Filippetti
monaco camaldolese
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