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Il primo Salmo oppone la via dei giusti a quella dei malvagi, confronta due cammini alternativi che conducono alla beatitudine e alla felicità oppure alla perdizione, alla distruzione, all'erranza.
E' un'opposizione forte, anche terminologica: nel lessico ebraico il malvagio è l'uomo che vive lontano dalla Legge di Dio, al di fuori di essa, è un ribelle che rifiuta di agire nella giustizia, mendace nel parlare, violento nel rapporto con gli altri. In un tribunale è colui che sarà condannato come colpevole.
Non così il giusto, colui che proferisce la verità, agisce secondo giustizia e fedeltà alla Legge, e, se processato, è dichiarato innocente.
Il testo indica la via da imboccare, la scelta da compiere tra questi destini opposti.
I primi versetti descrivono il cammino dell'uomo "felice" colui che trova successo nelle cose che intraprende. L'uomo dipinto in essi vive una storia ben tracciata dal sapiente utilizzo dei tempi verbali, purtroppo non ben evidenziati dalla traduzione comune all'indicativo presente: nel passato egli ha compiuto la scelta di non condiscendere al male, nel futuro sarà pertanto come un albero fiorito e fruttifero. Questi versetti delineano così un coraggioso cammino di vita, proveniente da un passato impegnativo e destinato ad un futuro di felicità.
Anche l'evocazione del passato dell'uomo giusto è progressiva: egli, in definitiva, si è rifiutato di esser compagno dei malvagi, di entrare in un processo che lentamente lo avrebbe portato verso le profondità del male in tre tappe.
Dapprima non ha partecipato al consiglio dei malvagi, quindi non si è intrattenuto con i peccatori, infine non ha dimorato con gli schernitori.
Anche i termini malvagi, peccatori, schernitori sono progressivi: la cattiveria dei primi è accresciuta dalla rottura dell'alleanza perpetrata dai secondi. I terzi sono infine così conquistati dal male da non percepirne più la gravità: la logica del male li ha così assuefatti che essi confondono il bene con il male e si beffano di quanti non li imitano.
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