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ospitalità monastica
un tratto che da sempre qualifica
il nostro essere nel mondo

le nostre foresterie
hanno accolto
viaggiatori e mercanti
mendicanti, poveri, malati
persone sconosciute e famose
uomini potenti e sudditi
secondo lo spirito dei tempi


1000 anni di storia


Se la tradizione benedettina ha posto l'ospitalità sullo stesso piano dell'Ora et Labora (prega e lavora), non lo è da meno la tradizione di Camaldoli, che sulla stessa Regola ha fondato i suoi statuti.

Fu una delle priorità del fondatore San Romualdo far costruire l'Hospitium in sede logistica separata, per affrancare l'eremo dal peso dell'ospitalità e lasciar liberi i monaci eremiti di dedicarsi pienamente alla vita contemplativa, ossia alla preghiera e alla lectio (studio e meditazione) dei divini misteri.

La struttura del monastero denominato allora di Fontebono - oggi di Camaldoli - conserva tuttora nella sostanza la tripartizione originaria: l'Hospitium o Foresteria per i laici e gli ospiti, il Monastero per i novizi e i monaci e la Chiesa in posizione centrale e di collegamento fra le due strutture.

La Foresteria ha assolto in ogni tempo, a cominciare dalle origini, intorno al 1025, un duplice compito
  • avvicinare la popolazione del Casentino ad una comunità monastica, che intendeva testimoniare nel proprio vissuto la fede nel Signore risorto
  • offrire ai pellegrini un rifugio per il riposo e una occasione di spiritualità, a sostegno del cammino intrapreso verso i luoghi santi della cristianità
    Il confronto e il dialogo con una comunità monastica viva e aperta, sensibile al fascino dell'oriente cristiano, ereditato dal suo fondatore, hanno fatto della Foresteria di Camaldoli un luogo di promozione spirituale e di ricerca della genuinità del messaggio originale cristiano, che precede e va oltre ogni separazione storica delle chiese e oltre gli steccati etnici e religiosi.

    Fissano alcune esperienze di questa storia millenaria le "Disputationes camaldulenses" di Cristoforo Landino, che fa parlare politici e intellettuali come Lorenzo dei Medici, Giovan Battista Alberti e Marsilio Ficino.
    A costoro si affianca idealmente il pittore aretino Giorgio Vasari per le sue testimonianze pittoriche disseminate a Camaldoli in riconoscenza dell'accoglienza generosa ricevuta dai monaci.

    Non mancavano poi, fra i monaci camaldolesi, interlocutori acuti che dialogavano alla pari con tali personaggi : Ambrogio Traversari, Mariotto Allegri, Pietro Delfino, Pietro Querini e Paolo Giustiniani (secoli XV e XVI).

    La sofferta interruzione dell'uso della Foresteria, dovuta alla soppressione degli Ordini religiosi del 1866 da parte del governo del Regno d'italia, non è riuscita ad eliminare questa nota "ecumenica" della comunità monastica, che ha percorso la secolare storia di Camaldoli.
    Negli anni Trenta del secolo scorso, quando i monaci poterono riappropriarsi dell'utilizzo della Foresteria, furono gettate le basi per il nuovo sviluppo culturale e religioso, che avrebbe caratterizzato gli anni antecedenti e successivi al concilio Vaticano II, fino ai nostri giorni.

    Da allora la comunità monastica di Camaldoli organizza ogni anno le cosiddette "Settimane" di studio e di spiritualità, focalizzate sul primato dell' incontro personale con la Parola di Dio e sulla centralità della preghiera comune.

    Nel confronto con i laici, i monaci del dopo Concilio, insistono moltissimo sulla ricerca di una nuova fraternità aperta ad ogni tipo di amici.
    Amici incontrati semplicemente lungo le quotidiane strade comuni degli uomini e delle donne, senza più distinzione fra cattolici e non cattolici, credenti e non credenti, laureati e non.
    Nel rispetto della coscienza di ognuno, ma con la gioia di chi è convinto di avere qualcosa di bello e di grande da far conoscere a tutti: la propria fede cristiana.




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