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La comunità monastica, vive sull'eco di una chiamata sempre attuale da parte del Signore.
Maestro, dove abiti?, chiesero a Gesù due discepoli di Giovanni il Battista. Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui" ( Gv 2,38-39 ).
Incontrare Gesù, accogliere in Lui la Parola vivente del Padre, costituisce il cuore della vocazione del monaco.
Lui è la sorgente da cui fluisce la vita, il centro che la coordina nei suoi primati e la unifica nei suoi obiettivi.
Diventare monaco significa anzitutto percorrere un cammino di ricerca del Signore e di conversione (conversio morum) che conduce alla riunificazione interiore seguendo e imitando Gesù.
Significa vivere un rapporto personale con il Padre uniti a Gesù e inseriti nel fluire dinamico della carità che feconda la fraternità per l'effusione dello Spirito Santo.
La comunità monastica, piccolo riflesso della santa chiesa, trasmette esperienza di vita e sapienza spirituale anzitutto con il proprio vissuto.
Vi si è introdotti con un processo di discernimento e di crescita che ha le caratteristiche di una iniziazione attraverso l'esperienza trasmessa da una generazione all'altra e verificata sull'Evangelo.
Ognuno è chiamato dal Signore a rispondere in prima persona con l'obbedienza
della fede in una libertà crescente che ha nell'amore indiviso a Dio e ai fratelli la sua ragione d'essere e la sua misura.
La scelta del celibato per il Regno, vissuto nella comunione dei fratelli, è il simbolo più significativo dell'orientamento radicale dell'intera esistenza verso il Signore.
Lo schema classico della tradizione benedettina dell' "Ora et Labora" (preghiera e lavoro), orienta i giorni del monaco camaldolese, scandisce gli orari e determina gli spazi logistici della comunità
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